| Angelo Trevisani - Lo Sposalizio di Maria Vergine (XVII sec.) |
(...) Nel matrimonio si esprime in modo compiuto e maturo quella esigenza per la quale noi cerchiamo la completezza di noi stessi in un 'altra persona, che avvertiamo altrettutto essenziale alla nostra vita quanto il nostro stesso io. E', quindi, un gesto di profonda coerenza con la nostra natura umana e nello stesso tempo un atto di speranza in un compimento desiderato con tutte le fibre del nostro essere, il compimento di noi stessi, cui è legata la nostra gioia. Ma può realmente un' altra persona umana realizzare tanta attesa? O quest'altra non è, a sua volta, soltanto testimonianza e promessa di quella presenza e bellezza infinita che il nostro cuore desidera? "Mostrami una amante - scriveva uno dei più grandi autori della letteratura europea - che sia pur bellissima, a che servirà la sua bellezza se non come un consiglio, ove io legga il nome di colei che di quella bellissima è più bella" (Shakspeare). Ecco perché dentro ogni vero amore c'è una certezza, quella di una presenza
più grande che possa realmente compiere e confortare la nostra esigenza di bellezza, cioè di verità e di bene, e c' è pure una domanda, una preghiera. Per cui dentro ogni vero amore sgorga sempre un dialogo con il Mistero di Dio. (...) La crisi dei rapporti coniugali nasce dalla pretesa di ricevere dall'altro ciò che Dio può dare. E così gli sposi, invece di unirsi nella comune ed umile domanda di grazia, si dividono nell'attribuirsi vicendevolmente la responsabilità della propria infelicità e del fallimento del rapporto. Solo nella domanda di qualcosa che è più grande di noi si salva l'unita tra di noi. (...)
Don Francesco Ventorino (estratto da una omelia di un matrimonio)
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